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TIM: nuova sanzione per informativa inidonea ai propri dipendenti

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Pubblicato da in News Privacy Europea · 7 Marzo 2020
L’anno nuovo non è partito bene per la società di telecomunicazioni TIM, che dopo la sanzione di 27.800.000 euro comminata dal Garante e relativa alle attività di marketing, riceve un ulteriore sanzione di 900.000 euro.
fonte laborproject.it
Questa volta gli interessati non sono più i clienti o i potenziali clienti, bensì i dipendenti: per la precisione 8.000 persone. Elementi comuni al precedente intervento sono il periodo in cui le stesse violazioni si sono verificate – dal 2017 al 2019 – e la pluralità di contestazioni.
I motivi della sanzione
I motivi della sanzione si concentrano sulla ulteriore finalità di trattamento dati, oltre a quella dichiarata, effettuata tramite il sistema installato sullo smartphone dei tecnici che operavano sul campo e denominato Workforce Management. Tale strumento registrava turni, timbrature, inizio e fine del dell’intervento, geolocalizzazione dello stesso e dati anagrafici.
Essendo quindi in grado di comportare un possibile controllo a distanza dell’attività del lavoratore, la società aveva chiesto e ottenuto, così come indicato dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, apposita autorizzazione da parte dell’Ispettorato competente. E, sempre come indicato nello stesso articolo, l’uso era limitato a quanto in esso previsto, ovvero esigenze organizzative, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale.
Tuttavia, le segnalazioni dei sindacati all’autorità accusavano un utilizzo dei dati per ulteriori fini, quali l’analisi delle tempistiche di esecuzione di un intervento e l’attribuzione di incentivi economici.
La contestazione
L’Autorità rileva che il trattamento di dati, se effettuato mediante strumenti che possono comportare un controllo del lavoratore, può essere effettuato solo nel rispetto e nei limiti di quanto previsto anche dalle disposizioni dello Statuto dei Lavoratori.
Analizzando a questo punto l’informativa consegnata ai dipendenti rileva in primo luogo la mancata indicazione circa la presenza di un processo decisionale automatizzato per finalità quali quella di attribuzione di incentivi economici.
In secondo luogo evidenzia la presenza di una informazione non corretta relativamente al periodo di conservazione di tali dati. Nell’informativa infatti, si parlava di 6 mesi, mentre nella realtà il dato veniva conservato ben oltre tale termine, arrivando a 5 anni.
La decisione dell’Autorità Garante Privacy
La società dovrà in primo luogo astenersi dall’utilizzare le informazioni raccolte nel periodo 2017-2019 con il sistema Workforce Management.
Inoltra dovrà provvedere ad individuare ed indicare tutti gli scopi del trattamento, i dati utilizzati ed il periodo di conservazione. Dovrà poi essere previsto un sistema sugli smartphone dei tecnici tale da permettere agli stessi di poter facilmente capire quando il sistema di geolocalizzazione è attivo.



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