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Skin On, la cover in «pelle umana» può essere pizzicata e accarezzata

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Pubblicato da in News Privacy Europea · 23 Ottobre 2019
Ideata dai ricercatori di tre università, simula il nostro corpo e permetterà nel futuro di trasmettere «emozioni tattili» attraverso i dispositivi tecnologici
fonte corriere.it
Una pelle artificiale che può essere applicata sui nostri dispositivi per renderli più «umani». I ricercatori dell'università di Bristol, della Télécom ParisTech e della Sorbona hanno ideato Skin-On una nuova interfaccia uomo-macchina che simula una porzione del nostro corpo. Esternamente ha una superficie che ricorda la pelle, dentro invece un contenuto morbido che richiama la carne umana, come per esempio quella del braccio, e in cui possiamo affondare le dita per pizzicarla, accarezzarla, solleticarla. L'aspetto è un po' orrorifico ma, stando agli ideatori della ricerca, apre scenari molto interessanti.
Dallo Smartphone al computer
Skin On può essere applicata su smartphone, touchpad e indossabili per andare oltre il mero concetto del touch. Anziché limitarsi a interagire toccando schermi bidimensionali e dure superfici sensibili al tocco, la periferica aggiunge una terza dimensione all'interazione. La pelle artificiale «può sembrare non convenzionale probabilmente perché siamo abituati ai nostri involucri insensati e rigidi, ma riteniamo che ci siano forti vantaggi nell'utilizzare tecnologie più malleabili», spiega la professoressa dell'Università di Bristol, Anne Roudaut.
Come funziona
I ricercatori hanno realizzato tre prototipi per dimostrare le potenzialità della loro idea. Nel primo hanno applicato Skin On sopra il touchpad di un computer: si vede un dito affondare in questa massa gelatinosa e interagire con la macchina a seconda della pressione eseguita. Più si va a fondo con il polpastrello più forte è l'input dato al computer. Pizzicandola invece potremmo, per esempio, restringere una foto. Nel caso dello smartphone invece con un pizzicotto si aumenta p diminuisce il volume come fosse una manopola, stringendola invece ecco apparire il menù. Insomma, anche la cover così diventa sensibile al tocco. Da ultimo ci sono gli indossabili: la pelle artificiale è stata applicata sul cinturino di uno smartwatch per avere una maggiore superficie interattiva.
Un'interfaccia più naturale
Come si vede, parte di queste idee in fondo sono già sui nostri telefoni, computer e indossabili (basta pensare al 3D touch di Apple) ma secondo i ricercatori c'è di più. La pelle, ovvero due strati di silicone chiamati evocativamente derma e ipoderma offrono offrono «un'interfaccia più naturale per gli utenti», spiega Roudaut, perché questo elemento risulta naturale e quindi più immediatamente riconducibile a qualcosa che possiamo toccare o pizzicare.
I dispositivi antropomorfi
I ricercatori, nel presentare la loro invenzione all'Acm User Interface Software and Technology Symposium negli Stati Uniti hanno anche esposto il loro obiettivo: creare dispositivi «antropomorfi». Marc Teyssier, il principale autore dello studio, parla di «emozioni tattili»: «Quando parliamo con qualcuno di persona, a volte usiamo il tocco per trasmettere emozioni e, più in generale, per arricchire il discorso. Ora che la comunicazione viene eseguita attraverso i dispositivi, abbiamo perso questa modalità di comunicazione». Con Skin On invece «Una stretta forte trasmette rabbia, solleticare la pelle mostra un'emoji sorridente, picchiettando si crea un'emoji sorpresa».



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