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Siamo dipendenti da smartphone e la batteria del telefono decide i nostri percorsi. Lo studio

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Pubblicato da in News Privacy Europea · 17 Settembre 2019
Un curioso studio della Cass Business School di Londra spiega come le nostre scelte quotidiane siano influenzate dalla possibilità di ricarica e come l'atteggiamento influenzi i rapporti sociali.
Fonte thenexttech.startupitalia.eu
Dipendenza da iperconnessione e da smartphone? Sì, certo. Ma anche – di conseguenza – dall’autonomia della batteria
. Non a caso tutti i produttori di telefoni, pur nei limiti degli accumulatori agli ioni di litio, provano ad aumentare l’amperaggio e a gonfiarne così la capacità. Lo ha fatto anche Apple con gli ultimi iPhone 11 appena presentati. Una nuova ricerca, firmata dalla
Cass Business School di Londra e in fase di pubblicazione sulla rivista specializzata Marketing Theory, ha ora scoperto un dato inquietante: l’icona che indica la percentuale rimanente di autonomia della batteria sui nostri cellulari è in grado di deformare la nostra percezione del tempo e dello spazio. E spingerci a fare cose inimmaginabili.
Il tragitto lo decide la batteria
Non solo. La curiosa e un po’ inquietante indagine spiega anche come il fatto di mantenere il cellulare sempre carico o invece di fregarcene ci dica (e dica agli altri) chi siamo. L’indagine effettuata su un gruppo di pendolari della capitale britannica, ha infatti evidenziato che i partecipanti interpretavano e sceglievano il loro tragitto giornaliero in funzione del tempo e della distanza fra i luoghi che gli avrebbero permesso di ricaricare il proprio cellulare. Puntualmente morente.
Fra onnipotenza e disagio
“La gente non pensa più in termini di chilometraggio, 10 chilometri da qui, o di fermate, 10 fermate di metropolitana. Pensa in termini di percentuale di batteria rimanente sul cellulare, resta il 50% – spiega, con un tocco di provocazione, Mas Robinson, docente di marketing alla Cass e principale autore dello studio – durante i colloqui i partecipanti hanno sottolineato come una carica completa della batteria li facesse sentire bene e come se potessero andare ovunque e fare qualunque cosa. Mentre il fatto che restasse meno della metà della carica suscitava emozioni di profonda ansia e disagio”. Sembra una considerazione esagerata ma basta farsi un piccolo esame di coscienza per capire sono situazioni più frequenti di quanto si pensi.
La testimonianza
Significative, fra l’altro, le testimonianze dei volontari. Uno dei partecipanti ha per esempio così descritto l’esperienza di osservare l’icona della batteria nell’arco della giornata: “Piena voleva dire ‘Sì, grande, pronti per affrontare la giornata’; 50% voleva dire ‘Oddio, farei meglio a togliere l’aggiornamento delle applicazioni in background…’. Poi al 30%: ‘Adesso non potrò più divertirmi’”. La batteria è centrale ovviamente perché è centrale lo smartphone: non solo telefono, anzi, è da anni la nostra bussola quotidiana, concentra in se una moltitudine di funzionalità, a volte essenziali come le mappe, tanto appunto da cucirgli intorno i ritmi della quotidianità.
La batteria ci definisce
La ricarica della batteria del proprio cellulare influenza dunque l’attività giornaliera delle persone: dal fare in modo di poter ricaricare il telefono vicino al letto, a decidere dove andare a fare spese in funzione della possibilità di attaccare il caricabatterie. Ma lo studio suggerisce anche che le persone sono in grado di definirsi e giudicarsi in base alla loro gestione della batteria.
Per esempio, i partecipanti che monitorano la carica di batteria e fanno in modo di mantenere un buon livello di carica si autodefiniscono “maniaci del controllo“, “pignoli“, “programmatori“, “un po’ ossessivo-compulsivi“. Chi invece lascia regolarmente che la batteria del proprio telefono si scarichi viene definito “dannatamente frustrante“, “disorganizzato” o “sconsiderato“.
Abbiamo notato che le persone che lasciano scaricare il telefono vengono viste dagli altri come sfasate rispetto alla norma sociale di restare connessi e pertanto incapaci di essere membri competenti della società – ha concluso Robinson – il nesso che ci lega ai nostri cellulari è talmente stretto che la nostra incapacità di gestire efficacemente la carica della batteria diventa sinonimo d’incapacità di gestire la propria vita“.



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