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Privacy, sanzioni record nel 2018: oltre 8 milioni. “Allarme cybersicurezza nella sanità”

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Pubblicato da in News Privacy Europea · 10 Maggio 2019
Durante l'ultima relazione annuale che conclude i suoi sette anni alla guida dell'Authority, il garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro parla anche del voto elettronico e del controllo biometrico sui dipendenti pubblici. Un punto sul quale interviene il ministro Bongiorno: "Modalità di controllo che non violano la privacy"
Fonte ilfattoquotidiano.it
Evidenzia le criticità nei controlli sugli asili in relazione alla tutela dei minori, solleva il tema della cybersicurezza nella sanità e della democrazianella società digitale ricordando lo scandalo di Cambridge Analytica e il nodo della Cina, per la quale intravede il rischio di “totalitarismo digitale”. Nell’ultima relazione annuale del suo settennato alla guida dell’Authority della Privacy, il garante Antonello Soro traccia il bilancio del 2018, sono state oltre 8 milioni le sanzioni riscosse, il 115% in più rispetto al 2017. Tra i punti toccati anche la tutela dei dati personali nell’ambito del voto elettronico – che “rientra nell’autonomia delle associazioni politiche quale metodo di espressione, da parte degli iscritti, della propria volontà” – per evitare “rischi di violazione, profilazione, manipolazione” e anche la conservazione dei dati in Italia, sulla quale il garante è critico. “Sotto il profilo della data retention il legislatore italiano, nonostante i nostri reiterati richiami, non sembra aver colto sino in fondo le implicazioni di questi principi. La norma senza eguali in Europa – ha proseguito – che consente la conservazione generalizzata e indifferenziata, per sei anni, dei dati di traffico telefonico e telematico, costituisce una miope sfida al principio di proporzionalità ed espone il nostro Paese al rischio di censura in sede di controllo giurisdizionale di legittimità”.
Cybersicurezza, dati sanitari e reddito di cittadinanza: il dialogo tra legislatore e garante – Soro sottolinea come il 2018 sia stato “l’anno peggiore relativamente alla sicurezza cibernetica, così costantemente esposta a minacce da configurare una sorta di cyber-guerriglia permanente. E se nel settore pubblico in generale – ha aggiunto – gli attacchi sono cresciuti nell’ultimo anno del 41%, in ambito sanitario l’incremento ha toccato l’acme del 99% rispetto all’anno precedente, con effetti tanto più gravi che in altri settori perché l’alterazione dei dati sanitari può determinare errori diagnostici o terapeutici“. Il dialogo tra Garante e legislatore, ha proseguito, “ha spesso consentito apprezzabili miglioramenti dei testi, come nel caso del reddito di cittadinanza. Maggiori resistenze si sono invece riscontrate, ad esempio, rispetto all’introduzione generalizzata dei controlli biometrici per i dipendenti pubblici. È auspicabile che la sottovalutazione dei principi di proporzionalità e minimizzazione dei dati, riscontrata rispetto a tali provvedimenti, lasci spazio in futuro a un supplemento di riflessione“. Un punto sul quale interviene con una nota il ministro della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. “Credo che nella P.a sia arrivato il momento di mettersi a correre, senza continuare a rinviare il cambiamento – ha detto -. Conosco la posizione del Garante alla Privacy, e lo rassicuro sul fatto che sono state studiate modalità di controllo che non violano la privacy. Le impronte digitali dei dipendenti pubblici – ha poi aggiunto – saranno infatti trasformate in codici alfanumerici“. Quindi, rimarca il ministro, sul punto “non intendo arretrare di un millimetro”.



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