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M5S, il Garante per la privacy multa la piattaforma Rousseau per 50 mila euro

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Pubblicato da in News Privacy Europea · 4 Aprile 2019
L’autorità di Antonello Soro ha comunicato le conclusioni della sua istruttoria sullo strumento di voto dell’Associazione di Davide Casaleggio.
di Martina Pennisi fonte corriere.it
La piattaforma Rousseau dell’omonima associazione di Davide Casaleggio «non gode delle proprietà richieste a un sistema di evoting (voto elettronico, ndr)». Non dà, quindi, le adeguate garanzie «che prevedono la protezione delle schede elettroniche e l’anonimato dei votanti in tutte le fasi del procedimento elettorale elettronico» durante l’espressione delle preferenze da parte degli iscritti al Movimento 5 Stelle. Non è assicurata «l’integrità, l’autenticità e la segretezza delle espressioni di voto». È la conclusione a cui è giunto il Garante della privacy, che negli ultimi due anni ha monitorato gli interventi dell’Associazione e l’ha ammonita per le ripetute intrusioni degli hacker. Con l’odierno provvedimento è arrivata una multa da 50 mila euro e la richiesta — per scongiurare ulteriori sanzioni — di consentire la verifica a posteriori delle attività compiute, assegnare credenziali di autenticazione a uso esclusivo di ciascun utente con privilegi amministrativi, definendo per ciascuno i differenti profili di autorizzazione; e realizzare un sistema di voto che fornisca garanzie di sicurezza, autenticità e riservatezza.
Immediata la reazione. Enrica Sabatini, braccio destro di Davide Casaleggio e una dei soci dell’associazione Rousseau, ha dichiarato: «L’infrastruttura tecnologica di Rousseau come abbiamo comunicato nei giorni scorsi è stata potenziata recependo le osservazioni del Garante e così ha risposto alla domanda di maggiore innovazione e a quella di essere uno strumento all’avanguardia in grado di soddisfare le esigenze degli utenti e delle tante attività che vengono svolte sulla piattaforma».
Nell’atto con il quale il garante Antonello Soro aveva reso nota l’apertura dell’istruttoria, avvenuta nell’agosto del 2017 e notificata nel gennaio del 2018, il garante contestava (come scriveva Emanuele Buzzi qui) la «mancata designazione delle società Wind Tre Spa e Itnet Srl quali responsabili del trattamento dei dati personali degli utenti dei diversi siti riferibili al Movimento 5 Stelle», che «configura l’illiceità del trattamento medesimo in ragione della comunicazione dei dati a soggetti terzi, in mancanza del consenso degli interessati». L’Autorità — già allora — criticava l’ «indiscutibile obsolescenza tecnica» della piattaforma ed evidenziava la necessità immediata di «misure di sicurezza» più forti «connesse al controllo delle operazioni di voto».



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