Le News di CONSULENZE DIGITALI - Consulenti Digitali

Vai ai contenuti

Garante Privacy e Agcom, lo scontro tra i partiti congela la partita delle nomine

Consulenti Digitali
Pubblicato da in News Privacy Europea · 12 Dicembre 2019
Ancora nessun accordo tra maggioranza e opposizione sui componenti delle Authority, scaduti da mesi e in regime di proroga. Ieri al Senato giudicato inammissibile un emendamento, voluto dai partiti di governo, per uscire dall'impasse. E lo stallo rischia di spianare la strada a La Russa come presidente alla Privacy
Fonte repubblica.it
Di nuovo in alto mare il dossier delle nomine per il Garante Privacy e l'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), che essendo scadute stanno continuando in regime speciale di proroga fino al 31 dicembre. Non c'è accordo infatti tra i partiti sui nuovi componenti soprattutto del Garante Privacy. Ma essendo le nomine una partita a incastro con i desiderata delle diverse forze politiche, se non si sistema il dossier privacy anche quello Agcom resta bloccato. Ieri è fallita una soluzione che la maggioranza aveva ideato per uscire dall'impasse: portare a cinque i componenti del Garante

Privacy, con il presidente nominato direttamente dal premier Conte, come avviene per Agcom.

Era un escamotage contenuto in un emendamento alla Legge di Bilancio, ma la commissione Bilancio al Senato l'ha giudicato inammissibile. Resta quindi che i componenti sono quattro ed eleggono tra loro il presidente; se non c'è accordo, lo diventa in automatico il più anziano.

L'espediente serviva in particolare per uscire dal cul de sac dove il M5S si è ficcato con queste nomine. È noto che tenga in particolare al Garante Privacy. Con il cambio del Governo, la partita è cambiata, però: si sono riaperte le candidature per le cariche alla privacy e la Lega, da alleata, è diventata ostile.

Così il centrodestra ha avuto l'idea di far candidare Ignazio La Russa, ora Fratelli d'Italia e ministro della Difesa nel Berlusconi IV. La Russa non solo mette d'accordo compatto tutto il centrodestra (compresa Forza Italia), ma è anche il candidato più anziano tra quelli papabili. Ecco perché il solo a tuonare contro l'emendamento è stato Maurizio Gasparri (Forza Italia), storico ministro di Berlusconi.

Con le attuali regole, puntare su La Russa per il centrodestra è un po' come giocare con in mano un poker d'assi. Il centrodestra lo vota compatto e se non c'è accordo sul presidente vince La Russa comunque. Per di più, i candidati che il M5S aveva indicato hanno espresso il proprio rifiuto a partecipare a un'autorità presieduta da La Russa, che non si è mai occupato di questi temi, molto delicati per il futuro dei nostri diritti e libertà fondamentali.

È una situazione anomala: per la prima volta diventerebbe presidente di un'autorità di peso una persona che accontenta solo l'opposizione (per quanto tutta compatta) e scontenta soprattutto il primo partito di Governo.

L'unico modo di risolvere il dilemma, per PD e (soprattutto) M5S era cambiare le regole, ma questa strada si è chiusa e ora La Russa diventa più "inevitabile" come presidente.  

È stato bocciato anche l'emendamento per dare un'ulteriore proroga, al 31 gennaio, alle due autorità ma la si potrebbe ripescare nel decreto milleproroghe di fine anno. Non è finita, però, perché a quanto risulta due componenti dell'Agcom intendono dare le dimissioni prima. Ecco perché ora si fa strada l'ipotesi di votare il 19 dicembre solo l'Agcom e rimandare a gennaio la partita del Garante Privacy, prendendo tempo per trovare una soluzione che vada bene a maggioranza e opposizione.

Disgiungere le nomine finora è sembrato poco praticabile, proprio per via della partita a incastro tra i favoriti delle diverse forze politiche; ma nell'attuale caos potrebbe non esserci alternative.

Nello stallo politico - come spesso accade - a perderci è il Paese: le autorità in regime di proroga possono svolgere solo ordinaria amministrazione. Indebolito quindi, tra l'altro, il ruolo di controllo dell'Agcom a tutela dei consumatori contro gli abusi delle compagnie telefoniche; e rallentata l'attuazione della normativa Gdpr in Italia a tutela della privacy, mentre in Europa è già un fiorire di sanzioni delle Authority verso aziende e vari soggetti che la violano.



Torna ai contenuti