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Covid-19 e riconoscimento facciale, l’insostenibile leggerezza dei diritti fondamentali

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Pubblicato da in News Privacy Europea · 19 Maggio 2020
Le discussioni di queste settimane, in italia, in Europa e, per fortuna, anche fuori dai confini del vecchio continente a proposito dell’esigenza di identificare la migliore possibile soluzione di compromesso tra l’utilizzo della tecnologia nella guerra alla pandemia e il rispetto della privacy dei cittadini ci hanno, probabilmente, consegnato l’illusione di un mondo nel quale i diritti fondamentali stanno recuperando il ruolo che meritano nella società.
fonte federprivacy.org
Ma, a leggere la lettera che Edward J. Market ha indirizzato ieri a Hoan Ton-That, fondatore e amministratore delegato di Clearview AI, un’azienda specializzata nell’applicazione dell’intelligenza artificiale al riconoscimento facciale, questa illusione sembra destinata a sgretolarsi o, almeno, a essere straordinariamente ridimensionata.
Nella lettera, infatti, il Senatore Market chiede conto al CEO di Clearview AI di un’intervista che quest’ultimo ha rilasciato lo scorso 28 aprile alla NBC nella quale propone di utilizzare la tecnologia di riconoscimento facciale della propria azienda per tracciare i contagiati, ricostruire puntualmente i loro contatti e, naturalmente, vietare loro l’accesso a ogni genere di luogo pubblico.
Nell’intervista, peraltro – ed è questo il cuore della lettera indirizzatagli dal Senatore Market – il numero uno di Clearview AI dichiara che starebbe già dialogando con una serie di autorità pubbliche statali e federali a proposito dell’implementazione della sua idea.
Mentre, dunque, nel mondo si discute di ridurre il più vicino possibile allo zero la compressione della privacy dei cittadini nell’ambito delle tecnologie di contact tracing, c’è ancora qualcuno, non senza, probabilmente, un certo seguito – almeno se è vero quanto dichiarato da Ton-That alla NBC - che in un Paese dalle ambizioni civili e democratiche come gli Stati uniti d’America, peraltro già travolto più e più volte da scandali che ne hanno messo in luce almeno il difficile rapporto la privacy e le Autorità pubbliche, che starebbe pensando di tracciare le persone affette da un virus addirittura usando il loro volto e i loro dati biometrici, i più preziosi e sensibili nell’universo dei dati personali.
Vale la pena scriverlo in bold, neppure una pandemia può giustificare il ricorso a tecnologie capaci di travolgere i diritti fondamentali delle persone e mai uno Stato può chiedere a un cittadini di scegliere tra un diritto fondamentale e un altro e di rinunciare a una libertà in cambio di un’altra soprattutto quando l’altra si chiama diritto alla salute, alla vita, sua e dei propri cari.
Qualsiasi idea di questo genere riporterebbe l’umanità intera indietro di secoli ai tempi del macchiavellico fine che giustifica i mezzi.
Guai a confondere le potenzialità tecnologiche con la sostenibilità giuridica e democratica del loro impiego.
Guai a dimenticare che il fatto che le tecnologie rendano possibile raggiungere un fine – e, peraltro, nel caso del riconoscimento facciale questo è ancora tutto da dimostrare – significhi che lo Stato può o, addirittura, deve farvi ricorso anche a costo di immolare i diritti fondamentali dei cittadini.
(Nella foto: l'Avv. Guido Scorza)
Guai se lasciassimo che un'emergenza pur grave e globale come una pandemia divenisse l'alibi per derogare a questi principi perché una volta creato il precedente e abbassata l'asticella della civiltà giuridica e democratica, domani rialzarla, sarebbe impossibile.
I diritti fondamentali – e la privacy ne è solo un esempio – rappresentano un vincolo universale nello sviluppo tecnologico e nell’impiego di ogni nuova tecnologia che devono arrestarsi ogni qualvolta non sia possibile identificare una posizione sostenibile di bilanciamento democratico tra il ricorso alla tecnologia in questione e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone.
La leggerezza e fragilità dei diritti fondamentali, se non corriamo in fretta ai ripari, può essere responsabile di una pandemia sociale e democratica davanti alla quale quella che il mondo sta vivendo in questi giorni è destinata a impallidire.



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