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Coronavirus, Svizzera «Al ristorante se fornisci dati personali». Ma il garante della privacy dice no

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Pubblicato da mgt in News Privacy Europea · 11 Maggio 2020
Inizialmente era previsto l’obbligo per la clientela di lasciare al gestori nome, cognome e numero di telefono. Ma il garante della privacy l’ha giudicato «privo di base legale»
fonte corriere.it
In Svizzera da lunedì bar e ristoranti riaprono al pubblico ma i clienti che si accomoderanno ai tavoli non saranno obbligati a fornire i loro dati personali al gestore. La regola era stata inizialmente richiesta per consentire la tracciabilità dei contagi ma è stata «tolta dal tavolo» anche in seguito all’intervento del garante della privacy elvetico il quale l’ha giudicata «priva di base giuridica». Gli avventori dei locali pubblici potranno fornire comunque le loro generalità su base volontaria. In ogni caso il Paese fa un passo deciso verso il ritorno alla normalità dopo che i dati sul contagio hanno registrato un costante miglioramento.

Il testo della norma
La norma contestata faceva inizialmente parte di un piano dedicato alla ripresa dell’intero settore della ristorazione ed era stato inserito in un documento ufficiale di Gastrosuisse, l’associazione nazionale di categoria. Oltre alle comprensibili regole riguardanti l’igiene dei locali, la tutela del personale e della clientela, il distanziamento sociale («non più di 4 persone allo stesso tavolo»), era comparsa una sorprendente aggiunta che avrebbe obbligato chi avesse effettuato consumazioni all’interno a lasciare ai gestori una serie di dati personali. Ecco il testo: « I dati di contatto (nome, cognome, numero di telefono, data, ora) e il numero di tavolo di ogni ospite vengono registrati se il consumo avviene in loco. L’azienda deve conservare i dati per 14 giorni e poi cancellarli completamente».

L’intervento del garante
Chiaro l’intento di tenere sotto controllo un eventuale «ritorno di fiamma» dell’epidemia ma la richiesta , per la complessità della materia e l’interferenza con la sfera privata delle persone, è parsa fin dall’inizio di difficile applicazione. In più venerdì è intervenuto Adrian Lobsiger, incaricato federale alla protezione dei dati (l’equivalente del garante della privacy): «Se nell’ambito delle misure di riapertura legae al coronavirus il governo vuole costringere ristoratori e ospiti ad agire così deve creare una base giuridica» ha dichiarato ai media svizzeri. Lobsiger avrebbe posto anche un vero e proprio veto.

«regola assurda e impraticabile»
Ne è nata una trattativa sul filo delle ore tra il presidente della categoria Casimir Platzer e il ministro della salute Alain Berset . Alla fine si è trovata una mediazione: lunedì riaprono bar e ristoranti in tutta la Svizzera ma la regola sull’obbligatorietà dei dati personali è stata stralciata; rimarrà solo su base volontaria. Gli operatori tirano un sospiro di sollievo; tra loro Massimo Suter presidente dei ristoratori del Canton Ticino che su facebook ha così commentato: «Dopo un estenuante lavoro di convincimento sulla impraticabilità di una regola assurda abbiamo ottenuto un adeguamento»



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