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2018 - L’era del consenso: il marketing alla prova del GDPR.

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Pubblicato da in News Privacy Europea · 7 Giugno 2018
Con la piena efficacia del General Data Protection Regulation (“GDPR”), si può ben dire, senza timore di smentiti, di essere entrati nell’era del consenso … parafrasando Franco Battiato, la nostra identità non è più nell’ombra.
di Giovanna Ianni, Fonte linkedin.com
Dal 25 maggio scorso tutti (aziende e non) siamo chiamati a proteggere i dati personali e la privacy dei cittadini europei. Per il business del marketing e della comunicazione, ciò ha significato in prima battuta l’aggiornamento delle privacy policy (ne abbiamo avuto un assaggio significativo nelle settimane scorse): per i meno smart, l’implementazione del GDPR è consistita in una vera e propria battaglia per la conservazione di dati personali, contenuti in banche dati aziendali, più o meno ufficiali, più o meno accompagnati da una qualche condizione di liceità d’uso; al contrario, per i più smart, il GDPR è diventato un’occasione per fare la “punta al cervello” ed identificare modalità alternative di contatto con i propri clienti, non solo per la legittima raccolta del consenso al trattamento dei dati, ma anche e soprattutto per ideare nuove strategie ed azioni commerciali.   
I principali quesiti affrontati dagli uffici marketing:
-       Utilizzo o non utilizzo i consensi dei clienti acquisiti prima del GDPR?
Come ormai noto, il consenso ottenuto in passato potrebbe non presentare i requisiti richiesti dal GDPR e dunque non essere considerato come validamente raccolto; in questo caso, come possono essere convinti i clienti a condividere i propri dati?
Parola d’ordine: TRASPARENZA, bisogna essere trasparenti sui motivi e sulle modalità con cui i dati vengono utilizzati e conservati.
Le società che ci hanno visto “lungo” hanno scritto informative (e moduli di rilascio del consenso) a quattro mani, due del legale e due del responsabile marketing e/o comunicazione, personalizzandone il contenuto e assicurandosi che il cliente abbia compreso i benefici del Regolamento: il GDPR trova il suo “centro di gravità” nell’individuo ed ogni azione che sia diretta a creare un “customer’s journey” (su basi giuridiche e di compliance incontrovertibili) non potrà che essere vincente anche sotto il profilo dello sviluppo del business. La fantasia non ha limiti, l’informativa può essere data (ed il consenso richiesto) con qualunque mezzo, non solo per iscritto, ma anche a mezzo di video, chatbot, ecc. La chiarezza sui diritti dell’individuo e la documentabilità del consenso restano essenziali.
-       Utilizzo o non utilizzo i dati personali acquisiti da terze parti?
Con la piena effettività del GDPR, la domanda circola negli uffici marketing come una “pistola fumante”: chi utilizza dati personali, non acquisiti direttamente dall’interessato, ha la responsabilità di verificare che tutta la catena di trasmissione dei dati si sia comportata in modo virtuoso sulla base di specifici criteri di liceità del trattamento. Per andare esenti da ogni responsabilità, bisogna procurarsi adeguate prove di avere posto in essere tali verifiche.
-       Posso o non posso fare campagne e strategie di omni-channel marketing?
Il GDPR sembra ostacolare la gestione integrata da parte dell’azienda dei diversi canali - di comunicazione e di vendita - a fronte del diritto dell’interessato / cliente / individuo a cambiare idea sull’utilizzo dei propri dati personali in qualunque momento, esercitando il proprio diritto di “opt-in” e “opt-out” nei confronti del Titolare. Gli uffici marketing, che intendano continuare a parlare con i propri clienti (acquisiti e potenziali) e mantenere una proficua relazione (che si traduca in crescita delle vendite e del business in generale), devono dimostrare prudenza ed affidabilità nella gestione dei dati personali ed essere altresì capaci di alzare sempre più l’asticella della consapevolezza della protezione dei dati personali, avendo come obiettivo primario l’individuo dietro al cliente.   



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